I Confini

mattonellaNella storia delle Contrade, ha da sempre avuto capitale importanza la precisa conoscenza dei confini territoriali di ciascuna di esse, all’interno dei quali ognuna ha pieno diritto di esercitare la propria attività.
Tali confini, rimasti per lungo tempo incerti e confusi, furono causa a volte di dispute anche violente, finché non vennero chiaramente determinati nell’anno 1729 con una Legge speciale mentre era Governatrice di Siena la Principessa Violante Beatrice di Baviera Medici.
A ogni Contrada venne così assegnata una zona entro le mura cittadine all’interno della quale potesse avere piena giurisdizione.
Fu quindi emanato, al modo della promulgazione di tutte le leggi dell’epoca, il “BANDO su la delimitazione dei Confini delle Contrade” che costituì da allora una vera e propria Legge dello Stato.
Tale si è poi mantenuta fino ai giorni nostri nella sua integrità, non essendo mai stata abrogata, modificata o sostituita da ulteriori disposizioni da parte dei Governi nel tempo succedutisi.

Il bando di Violante

 

Dalla Porta di S. Marco comprenda le due Strade(1) fino al Campanile dei PP. Del Carmine(2), siccome la Via delle Monache della Madonna detta delle Sperandie (3) per tutta la Chiesa ed Ospizio di S. Lucia (4) fino all’Arco della Via dei Maestri (5) ed abbracciando le case di rimpetto al Cimitero di S. Marco (6), salga la piaggia di S. Quirico e vada fino all’Arco del Convento di Castelvecchio e fino a S. Quirico, prendendo detta Chiesa e Case fino alla svolta (7), lasciando la strada, che cala alla Madonna del Corvo (8).

1)Le due strade sono le attuali via S. Marco e via della Diana.
2)Il Campanile dei PP: del Carmine venne costruito insieme alla Chiesa ed il Convento dei Frati Carmelitani nella metà del 1100 e rimaneggiato dall’architetto senese Baldassarre Peruzzi. Il convento fu soppresso nel 1810 e adibito a caserma militare; negli ultimi anni dell’800 venne restituito ai Frati del Carmine.
3)La Via delle Monache della Madonna detta delle Sperandie è l’attuale via delle Sperandie, denominazione proveniente dalle monache benedettine, dette di Spera in Dio o Sperandie, che in questa strada edificarono il loro convento con annessa la Chiesa omonima. Nel 1867 il convento fu soppresso e adibito a caserma militare; tuttora vi trova sede la Polizia di Stato.
4)L’Ospizio di S. Lucia, che funzionava anche come Spedale, fu soppresso nella seconda metà del ‘700; era annesso alla Chiesa di S. Lucia ed occupava l’area della casa n. 26 dell’attuale Pian dei Mantellini, all’inizio di via delle Cerchia.
5)L’Arco della Via dei Maestri è l’attuale Arco di S. Lucia.
6)Il Cimitero di S. Marco era posizionato dietro l’omonima Chiesa parrocchiale soppressa nel 1782, che sorgeva all’inizio del lato sinistro della tuttora denominata via S. Marco. Le case di rimpetto al Cimitero di S. Marco sono quelle comprese tra l’Arco di S. Lucia e via S. Quirico.

(7)L’Arco del Convento di Castelvecchio, demolito nel 1816, era posto poco dopo che l’attuale via Tommaso Pendola (già via delle Murella), prima di raggiungere la piazzetta di S.Ansano, si fa più stretta e collegava il Convento di Castelvecchio( o meglio, delle Monache francescane di Santa Margherita in Castelvecchio) con l’Orto delle Monache ( che si sviluppava dall’altro lato della strada. Pertanto la piazzetta di S. Ansano, con un’ulteriore piccola porzione di via Tommaso Pendola, è interamente da ricomprendersi nel territorio della Contrada della Chiocciola.

N.B. Attualmente le mattonelle di confine della Contrada della Tartuca risultano apposte ai canti finali di via Tommaso Pendola: ma tale posizionamento è errato. Una tale situazione (sulla quale è ragionevole pensare che abbia influito il parere espresso da Virgilio Grassi nel suo libro sui confini delle Contrade), contrasta peraltro con quanto dispone il Bando come risulta da una ricerca condotta dalla Contrada della Chiocciola. Il Grassi collocava l’Arco del Convento di Castelvecchio alla fine della piaggia di S. Quirico, probabilmente alla luce della mappa della Città disegnata dal Vanni alla fine del ‘500. Ma tale tesi è errata perché: (i) l’arco visibile nella pianta del Vanni era una antica porta della città, difficilmente individuabile pertanto come l’Arco del Convento di Castelvecchio; ma, soprattutto, (ii) al tempo del Bando la porta in questione non era più esistente; circostanza quest’ultima determinante se si considera che il Bando, per le sue finalità di regolamentare confini territoriali, non poteva evidentemente rifarsi ad elementi urbanistici non più esistenti, ma solo ad elementi urbanistici presenti all’epoca del Bando stesso. In realtà l’ Arco era posto, come abbiamo detto sopra, poco oltre il punto dove via delle Murella, prima di raggiungere la piazzetta di S. Ansano, si fa più stretta, e collegava il Convento con l’Orto delle Monache (che si sviluppava dall’altro lato della strada), consentendo alle religiose di poter oltrepassare la via senza essere viste, nel rispetto del voto di clausura. Ciò risulta inequivocabile da una pianta (che rappresenta la zona che interessa) realizzata dall’architetto senese Jacopo Franchini (coevo al Bando) ed è ulteriormente supportata da un disegno di Girolamo Macchi (anch’esso coevo al Bando), e da un documento del Comune di Siena del 1821 che conferma come l’antistante piazza di S. Ansano appartenga alla Contrada della Chiocciola. La Contrada sta facendo i suoi passi per il riconoscimento dei suoi giusti confini territoriali.

8)La volta è quella che divide l’attuale via S. Quirico in due tratti, dei quali uno va dal Piano dei Mantellini alla piazzetta della chiesa parrocchiale, rientrando nel territorio della Chiocciola, mentre l’altro scende da questa a via Stalloreggi ed appartiene a quello della Pantera, escludendo la indicata piazzetta e la chiesa di S. Quirico.
9)Per strada che cala alla Madonna del Corvo deve appunto intendersi il tratto di via S. Quirico che dalla piazzetta omonima scende verso via Stalloreggi.

* * *

La Contrada si estende inoltre, per antica consuetudine, anche fuori della Porta San Marco, comprendendo nel proprio territorio anche quello dell’antico Comunello di Monastero dove trovava sede l’incorporata Contrada della Quercia. Tale privilegio è legittimato da atti pubblici del Governo della Città e sancito da vari documenti tra i quali:

  • Deliberazione degli Esecutori di Gabella dell’anno 1453.
  • Deliberazione dei Signori di Balia del 26 aprile 1457 a rogito di Ser Antonio Virelli.
  • Deliberazione di Balia del 1 marzo 1507 a rogito di Ser Antonio Virelli.
  • Pronunzia del Granduca Cosimo II del 3 novembre 1611.
  • Sentenza del Giureconsulto Giovanni Urceolo del 24 febbraio 1719.

* * *
Per la sopraespressa delimitazione territoriale la Chiocciola confina con le seguenti Contrade:
Pantera: nel Piano dei Mantellini; in via S. Quirico alla piazza dell’omonima chiesa parrocchiale.
Tartuca: a via delle Cerchia; all’Arco della via Tito Sarrocchi;all’Arco del Convento di Castelvecchio in via Tommaso Pendola.